Abbiamo portato il nostro testo al Camploy.
L’Hotel-ma al Camploy. Con l’orologio, le kenzie e tutto il resto.
Detto così sembra una cosa da bulli o un insieme di parole a caso senza nessun legame tra loro, ma per La Pajeta è un traguardo. Un traguardo che nemmeno ci sognavamo di raggiungere.
Tornare nel teatro dove abbiamo debuttato quando eravamo dei liceali, sembrava un lusso che non ci saremmo mai potuti permettere. Poi sono arrivati i Cortili e con loro la possibilità di replicare lo spettacolo estivo in quello spazio tanto desiderato. L’anno scorso con la Baronessa, quest’anno con l’Hotel-ma.
Quindi non solo ci siamo tornati, ma abbiamo anche messo in scena il testo che ci è costato quasi un anno di riscritture, dubbi, venerdì sera che diventavano notti a limare, migliorare, snellire, cambiare, aggiungere. Hotel-ma è senza ombra di dubbio lo spettacolo che più ci rappresenta come attori e come gruppo. Ci siamo divertiti a inventarlo, scriverlo, a strapazzare il Bardo. Ci divertiamo a metterlo in scena.
Tanti sono venuti a vederlo a Sant’Eufemia, ma anche al Camploy. Anche se era la prima domenica di saldi e c’era un sole che sembrava una giornata di Marzo. Hanno scritto sul registro degli ospiti, hanno riso e applaudito. Ci hanno dato la possibilità di farli divertire e di divertirci.
Gli ottimi risultati ottenuti in questi giorni sono un valore aggiunto alla soddisfazione di vedere ballare Amleto e Otello, così come noi e il nostro Maestro li abbiamo immaginati, su quel palco immenso.
Non sembra più piccolo rispetto a quando eravamo ragazzini. Il pubblico però me lo ricordavo molto più distante.
Foto: Alessandro Tommasi
