Cosa accadde, o cosa accade nel tribunale riprodotto in scena dalla scaltra drammaturgia di Georges Courteline?
C’è da dire subito che l’autore francese, uno dei più prolifici e sapidi, sagaci scrittori del genere vaudeville – un genere a mezzo fra operetta, singspiel e recitazione, e via via divenuto farsa in prosa, sketch e scherzo teatrale sul finire dell’800 – non intende scrivere per colpire, pur con la risata, nel profondo una società o affermare tesi morali. Al contrario sembra semplicemente fermarsi alla superficie della gogna, per pienamente riconoscersi in quella stessa società, e riderne senza turbarla, quasi con un principio di barzelletta, di racconto comico orale, che si sussurra di orecchio in orecchio, senza il vigore della denuncia.
Eppure, a distanza di più di un secolo, qualcosa d’amaro e di cattivo ci sembra oggi di cogliere nelle fantasie giudiziarie, e non solo, di Courteline: quel certo degrado morale che la stimatissima società borghese, detentrice di ogni forma di potere all’interno dell’organizzazione umana e civile, fatica a scrollarsi di dosso. Vizi e vizietti di cui, appunto, ridere con un po’ di sconcerto. Perché è Courteline stesso a guardare dal buco della serratura, e questa forma di scherzoso voujerismo, pur superficiale, ci basta oggi per dirci che nulla è cambiato, e che la tendenza a risolvere pubblicamente i panni sporchi di casa è radicata all’interno di una struttura sociale che di volta in volta – tribunale, teatro o televisione – ha demandato alla cosiddetta opinione pubblica, povera di idee, sciatta e demagogica, la risoluzione di problemi intimi e personali.
Dunque, cosa accade in tribunale? Semplicemente il susseguirsi di storie di corna di cui ridere, di intrecci amorosi, di coppie che scoppiano in tourbillon scenico: giudici, signore, signori al limite della caricatura, sul filo del grottesco.
La Pajeta ha fatto confluire dentro un unico grande contenitore, tracciando sottilissimi fili di comprensione e tenuta drammaturgica, tutti questi rivoli di risate beffarde, di cui è indubbio che Courteline fosse un maestro nell’amministrazione e gestione. Il grande contenitore rappresentato dal risibile tribunale amplifica il senso del vizio privato che si trasforma in pubblica virtù per una società preoccupata, parrebbe, di divertire solo sé stessa: bastevole a sé stessa anche nel giudizio, ergendosi a giudice di sé stessa.
In fondo è solo una questione di corna, che sarà mai?
In fondo è bello, no?
In fondo tradire non è disdicevole, anzi, è un gran divertimento.
in fondo lo fanno tutti …
E via discorrendo, a secchi e fiumi di cosiddetto “senso comune” o “opinione corrente“!
“Accadde in tribunale”
commedia in due atti liberamente tratta e adattata dagli atti unici di George Courteline “Un marito insofferente”, “Una causa di divorzio”, “La paura di buscarle”, “Il caso Champignon”, “L’onore dei Brossarbourg”, “I signori Boulingrin”
Interpreti
- Francesco Oppici
- Marco Catapano
- Pietro Trincanato
- Margherita Palumbo
- Chiara Bonaconsa
- Beatrice Oppici
- Matteo Corcioni
- Valentina Zanferrari
- Pietro Righi
Regia di Andrea de Manincor
Luci e audio: Francesco Melotti e Tommaso Giavoni
Costumi: Maria Gabriella Pedron e Nicoletta Pavani
Scene: Vladimir Machok Kowanski
Genere: commedia brillante
Durata: 90 minuti ca.
