Alain René Le Sage, emulo di Molière, dotato forse di meno genio, ma provvisto di sicuro mestiere, di una drammaturgia collaudata, di intreccio saldo. Di Molière avvertiamo non solo eco nei nomi, ma nell’uso della battuta tagliente, della sferzata al compromesso, alla meschinità ridicola e comica degli uomini Alain René Le Sage, quando la nostra editoria operava in modo meritorio a far conoscere scrittori minori, minori drammaturghi, minori poeti, viene pubblicato in Italia, disponibile alla lettura di tutti, intorno alla metà degli anni cinquanta del secolo appena passato. Alain René Le Sage è un commediografo di vaglia, e appartiene a quella schiera di imitatori che fanno grande l’originale di partenza, Molière appunto.
Alain René Le Sage si occupa forse meno di far riflettere e più di far ridere, sorridere, allargare bocche disponibili al divertimento. Tuttavia nell’intreccio che funziona come un orologio in questa operina con cui “La Pajeta” debutta – cioè, Crispino rivale del suo padrone – notiamo lo spunto polemico, il vigore del drammaturgo che prosegue l’indimenticata lezione del maestro: ridere certo, ma dei vizi del proprio tempo, che son poi vizi in assoluto, contro cui forse vorrebbe opporsi la santità o la saggezza degli uomini. Ma pure intelligenti e saggi, gli uomini cadono nei tranelli dei truffaldini d’accatto, per accettarne la commedia.
Crispino, servo e maschera da commedia dell’arte, di quell’arte comica italiana, che scavalca montagne coraggiosi portarono nella Francia dei Luigi, tende addirittura una trappola al giovane padrone, che vorrebbe sistemarsi in casa di una fanciulla benestante di Parigi. La fanciulla è in attesa del promesso sposo che non ama, poiché ama invece il padrone di Crispino, ma il matrimonio è combinato da genitori in pieni affari, e impossibile a disfarsi. A mettersi in mezzo ai due giovani, dunque, interviene Crispino, con l’aiuto di un compare, La Branche, parimenti poco scrupoloso nell’esibire onestà, e viene così spacciandosi per il giovane promesso della fanciulla, sconosciuto quanto ad aspetto all’intera famiglia di lei, per ubriacare di scemenze tutti i componenti. Ma ci si mettono i proverbiali bastoni a interrompere il corso delle ruote del Carro del Destino. Crispino viene mazziato, ma non troppo, la fanciulla convola a nozze con il padrone di Crispino, giovane di lei innamorato, e tutto rientra nei meandri della normalità, che per sortilegio comico è stata sconvolta.
La Pajeta ha giocato a teatralizzare il più possibile ogni singolo passaggio, ogni scena, proponendo soluzioni al limite della gag da cabaret, dell’animazione, della clownerie sfacciata, da baraccone di fiera, e facendo tutto questo a partire dalla considerazione che Le Sage propone una comicità ormai sfuggente, legata alla situazione, ma in epoca di battutari come la nostra, battutari spesso insentibili, ha senso ancora marcare la distanza fra allora e oggi?
La compagnia ha cercato di ridurla, al solo scopo di divertire. Il meccanismo è esasperato, dilatato, compromesso… L’operazione da varietà è sembrata quanto meno servire per svecchiare un testo con un meccanismo perfetto, solo un po’ datato per quel che concerne l’uso del linguaggio e il codice drammaturgico utilizzato… Insomma, un’operazione di lifting su un testo poco conosciuto, che merita una nuova attenzione comica.
“Crispino”
commedia in atto unico tratta da “Crispino rivale del suo padrone” di Alain René Lesage
Interpreti e personaggi (in ordine di apparizione):
- Marco Catapano (Valerio)
- Pietro Righi (Crispino)
- Matteo Corcioni (La Branche)
- Margherita Palumbo (Angelica)
- Chiara Bonaconsa (Lisetta)
- Beatrice Oppici (Signora Oronte)
- Pietro Trincanato (Oronte)
- Valentina Zanferrari (Orgone)
Regia di Andrea de Manincor
Luci e audio: Francesco Melotti e Tommaso Giavoni
Costumi: Maria Gabriella Pedron e Nicoletta Pavani
Scene: Tommaso Turri
Genere: commedia brillante
Durata: 75 minuti ca.
